La ballerina a cui la sala è intitolata
Carmen Amaya, come la racconta il tablao
Da un baraccopoli di Barcellona a un'esibizione di comando per un re, sulla stessa terra dove ora il suo nome campeggia sopra la porta.
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| Anno | Cosa accadde |
|---|---|
| 1918 | Nata a Somorrostro, l'insediamento di baracche sul lungomare di Barcellona |
| 1929 | Ha danzato per Re Alfonso XIII all'inaugurazione del Poble Espanyol |
| 1941 | Ha suonato alla Carnegie Hall con il chitarrista Sabicas |
| 1963 | Morto a Begur, Girona, dopo un'ultima esibizione in quell'agosto |
Somorrostro
Carmen Amaya nacque nel 1918 a Somorrostro, un insediamento di baracche che un tempo sorgeva sul lungomare di Barcellona, in una famiglia romaní di musicisti flamenco. Suo padre, José Amaya, noto come "El Chino", suonava la chitarra, e la famiglia si esibiva insieme da quando Carmen era piccola — già nella prima adolescenza, i critici che scrivevano a Barcellona cominciavano a distinguerla. Somorrostro stesso non esiste più; fu demolito per fasi nel corso del Novecento, ed è anche per questo che il patio del Poble Espanyol, ancora intatto esattamente com'era nel 1929, riveste un peso così grande come l'unico luogo fisso da cui si può raccontare la sua storia delle origini.
Un patio costruito per un re
Nel 1929, nell'ambito dell'Esposizione Internazionale di Barcellona, fu costruito un patio andaluso all'interno del nuovo villaggio di Poble Espanyol, sul Montjuïc: un angolo di un borgo assemblato con 117 edifici copiati da ogni parte della Spagna. Il giorno dell'inaugurazione, un gruppo flamenco formato dalla famiglia Amaya si esibì proprio lì per il re Alfonso XIII, e tra loro c'era Carmen, allora undicenne. È lo stesso patio su cui oggi sorge il tablao: per questo la storia della sala e la sua non sono due racconti separati, ma uno solo. È il suolo stesso il legame, non soltanto il nome sopra la porta.
Una carriera che ha lasciato Barcellona
La reputazione di Amaya crebbe nel corso degli anni '30 e, dopo la Guerra Civile Spagnola, si esibì in tournée in America Latina prima di costruire una carriera tra le Americhe e l'Europa. Nel 1941 si esibì alla Carnegie Hall con il chitarrista Sabicas, e la copertura giornalistica dell'epoca documenta un ricevimento alla Casa Bianca con il presidente Franklin Roosevelt. Continuò a girare l'Europa negli anni successivi, esibendosi più di una volta davanti a membri della nobiltà, e nel 1951 sposò il chitarrista Juan Antonio Agüero — all'epoca già un artista il cui nome andava ben oltre il mondo del flamenco in cui era cresciuta.
Mai provato prima
Amaya divenne celebre per un'intensità che le altre ballerine della sua generazione non osavano nemmeno tentare: un gioco di piedi rapido e percussivo, solitamente riservato ai ballerini uomini dell'epoca, eseguito da una donna che costruì su di esso l'intera sua reputazione. Le testimonianze di chi lavorò con lei descrivono un'artista che raramente danzava due volte lo stesso pezzo allo stesso modo, lasciandosi guidare dall'istinto della serata anziché da una sequenza fissa provata in anticipo. È una delle ragioni per cui il suo nome conserva ancora oggi, a decenni di distanza, un peso nel flamenco: non un singolo pezzo celebre, ma un modo di ballare rispetto al quale gli altri venivano misurati.
Gli ultimi anni
Amaya continuò a esibirsi fino agli anni Sessanta. Tenne la sua ultima esibizione l'8 agosto 1963, a Gandía, e morì quel novembre, il giorno 19, a Begur, sulla costa catalana spagnola, a causa di una malattia renale; fu sepolta a Santander. Aveva poco più di quarant'anni e si esibiva in pubblico fin da bambina, su quello stesso patio del Poble Espanyol oltre trent'anni prima: una vita lavorativa che coprì quasi l'intero arco del suo tempo sulle scene, senza una lunga pensione alla fine.
Perché il tablao porta il suo nome
Venticinque anni dopo la sua morte, nel 1988, un tablao riaprì sullo stesso patio andaluso dove lei si era esibita da ragazza, prendendo il suo nome. È una discendenza diretta, non presa in prestito: la sala sorge sul terreno dove la sua stessa famiglia danzò un tempo per un re, ed è per questo che il legame non è un espediente di marketing, ma la vera ragione per cui il locale esiste proprio lì. I visitatori che percorrono il patio prima di accomodarsi si trovano, in piccola parte, dove una bambina di undici anni si trovò nel 1929.